Professor
Patrizio
Rigatti

Specialista in Urologia e Chirurgia Generale

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. PATRIZIO RIGATTI

Il Professor Rigatti è stato ospite di numerose trasmissioni televisive di informazione medica e attualità, trasmesse dalle principali reti nazionali. Ha inoltre collaborato con numerosi comitati editoriali di trasmissioni televisive di cultura medica. Numerose sono inoltre le interviste rilasciate dal Professor Rigatti a diverse testate e quotidiani nazionali.

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. PATRIZIO RIGATTI

IL PROF. PATRIZIO RIGATTI È DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DI UROLOGIA DELL’OSPEDALE SAN RAFFAELE DI MILANO
In Italia purtroppo mancano dati precisi sull’incidenza e sulla prevalenza della ipertrofia prostatica benigna (IPB) anche se il problema è destinato a rivestire un’importanza sempre maggiore negli anni e un numero sempre crescente di uomini soffrirà dei disturbi e delle complicanze legate a questa patologia: la popolazione italiana di età superiore ai 65 anni, infatti, è prevista crescere dal 1998 al 2005 da 10 ad oltre 13.3 milioni di persone. In generale la prevalenza dell'Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB) sintomatica varia dal 14% negli uomini di 40 anni ad oltre il 40% negli uomini di 70 anni, a giustificare un legame tra età (invecchiamento) e sviluppo di un quadro urinario di tipo ostruttivo legato ad un ingrossamento della prostata.
A 55 anni il 25% degli uomini nota una riduzione della forza del getto urinario mentre tra i 31 e i 50 anni il tempo di raddoppiamento del peso prostatico è mediamente 4.5 anni e tra i 51 e i 70 anni è di 10 anni. La prostata va quindi incontro ad una crescita significativa nel corso dello sviluppo fetale, della pubertà e nella tarda età e questo a causa della sua elevata sensibilità agli ormoni androgeni, il diidrotestosterone (DHT) in prima istanza. Le conseguenze di questo ingrandimento prostatico che è di circa 6 ml per ogni decennio, fanno sì che le portate di flusso massimo diminuiscano di circa 2 ml/sec per ogni decennio. L'ipertrofia prostatica è caratterizzata dapprima dalla proliferazione delle cellule stromali e successivamente delle cellule epiteliali con diminuzione della morte cellulare programmata. Questa situazione porta ad un accumulo di cellule nell'area periuretrale con conseguente insorgenza della sintomatologia disurica tipica dell'IPB. Gli ormoni androgeni sono alla base di questo processo in quanto necessari alla proliferazione e differenziazione della prostata ed inibiscono la morte cellulare; gli uomini castrati prima della pubertà, infatti, non sviluppano IPB. Il principale responsabile della proliferazione cellulare è il DHT. Quello che avviene nella dinamica minzionale a causa dell'IPB è un aumentano le resistenze uretrali. Queste modificazioni, indotte dal quadro ostruttivo, associate a quelle età-correlate della vescica e del sistema nervoso, portano ad un aumento della frequenza minzionale (pollachiuria), urgenza e nicturia. Si possono distinguere due tipologie di sintomi disurici legati all'IPB:
- Sintomi irritativi: dovuti a quelle modificazioni che conducono ad una instabilità o ad una diminuita compliance vescicale (frequenza e urgenza minzionali)
- Sintomi ostruttivi: dovuti a quelle modificazioni associate ad una diminuita contrattilità ed a uno scompenso del detrusore (ipovalidità del mitto, mitto intermittente, esitazione iniziale, residuo post minzionale).
Nella gestione dei pazienti con IPB il medico di medicina generale e lo specialista urologo hanno ruoli differenti, per quanto riguarda sia l'aspetto diagnostico che terapeutico, messi in evidenza da due studi importanti .
I dati emersi dal primo studio (Tubaro A: Eur Urol 1999; 36 suppl 3: 28-32) documentano un importante ruolo del medico di medicina generale cui la maggioranza dei pazienti si reca in caso di disturbi disurici relativi ad IPB; solo una minoranza di pazienti si reca, infatti, direttamente dallo specialista. Il medico di medicina generale, inoltre, invia il paziente dall'urologo generalmente in caso di fallimento della terapia (medica) da lui impostata. Per quanto riguarda l'impostazione terapeutica dello specialista, da questo studio è emerso quanto segue:
· Nel 10% dei casi (range 3-20%) è sufficiente una condotta di vigile attesa
· Nel 50% dei casi (range 40-70%) viene impostata una terapia medica
· Nel 40% dei casi viene impostata una terapia chirurgica (TURP nel 62% di questi pazienti)
Ne emerge, quindi, un ruolo fondamentale della terapia medica con elevata efficacia e buona tollerabilità da parte del paziente. Per quanto riguarda le differenti classi di farmaci, lo studio di Tubaro non ha evidenziato sostanziali differenze nella prescrizione tra il medico di medicina generale e l'urologo, con la conclusione che dal 1997 la terapia con alfa-bloccanti è quella maggiormente prescritta.
Il secondo studio, riportato da Scarpa (Eur Urol 2001; 40 suppl 4: 12-20) ha valutato la gestione terapeutica dell'IPB focalizzandola soprattutto sull'urologo. I dati risultanti sono simili a quelli di Tubaro:
· Nel 57% viene impostata una terapia medica
· Nel 27% viene impostata una terapia chirurgica
· Nel 16% viene impostata una vigile attesa.
Anche nello studio di Scarpa emerge che gli alfa litici sono i farmaci maggiormente prescritti con una distribuzione delle varie classi così ripartita:
· 18% finasteride
· 70% alfa bloccanti
· 12% fitoterapia
A differenza di Tubaro, in quest'ultimo studio emerge invece che la terapia con finasteride viene maggiormente prescritta dal medico di medicina generale rispetto allo specialista urologo.

Sabato, 8 Giugno, 2002

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