Professor
Patrizio
Rigatti

Specialista in Urologia e Chirurgia Generale

Ecco perché la visita urologica una volta all'anno può salvare la vita

Il Professor Rigatti è stato ospite di numerose trasmissioni televisive di informazione medica e attualità, trasmesse dalle principali reti nazionali. Ha inoltre collaborato con numerosi comitati editoriali di trasmissioni televisive di cultura medica. Numerose sono inoltre le interviste rilasciate dal Professor Rigatti a diverse testate e quotidiani nazionali.

Ecco perché la visita urologica una volta all'anno può salvare la vita

Due chiacchiere con Patrizio Rigatti, direttore del dipartimento di urologia del San Raffaele di Milano, basterebbero a convincere qualunque maschio sotto i 40-45 anni della necessità di una visita urologica. "Vengono da me quando è troppo tardi" dice "eppure basterebbero poche visite periodiche una volta all’anno per scongiurare tutti i guai seri all’apparano genitale e urinario".

In effetti, per fare qualche esempio, circa il 4 per cento dei bambini ha un varicocele, condizione in cui il reflusso del sangue al testicolo causa la presenza di vene varicose che possono dare infertilità. Secondo studi di ricercatori israeliani, con l’avanzare dell’età vi è un aumento di incidenza del 10 per cento ogni dieci anni. Negli adulti arriva al 15 per cento, con l’eventualità di danno al testicolo.

Dopo i 40 anni, è soprattutto la prostata a essere a rischio. Il cancro a quest’organo è la forma più frequente di tumore nel sesso maschile, e il pericolo è molto più elevato sopra i 50 anni. L’ultimo esempio è quello del milionario americano Warren Buffett, 81 anni (famoso anche perché aveva proposto, qualche tempo fa, la tassa per ricchi), che a partire da luglio dovrà curarsi con la radioterapia.

"Una volta si faceva almeno la visita di leva" lamenta Rigatti. "Se c’erano problemi venivano scoperti e tenuti sotto controllo. Ma oggi mi capitano pazienti che sono andati avanti fino a tarda età trascinando situazioni rischiose". Difficile dargli torto: tutte le statistiche mostrano che mentre le donne frequentano fin da giovanissime il ginecologo per controlli periodici, gli uomini non hanno la stessa consuetudine con l’urologo.

Patrizio Rigatti, 70 anni, è autore di molte pubblicazioni scientifiche e ha eseguito più di 3 mila interventi per tumori alla prostata. Panorama gli ha chiesto di parlare della prevenzione e dei controlli ai quali dovrebbe sottoporsi ogni uomo.

Un esame che ogni uomo dovrebbe fare una volta l’anno...

Un’ecografia per verificare eventuali malattie al rene. In questo modo si possono scoprire in anticipo eventuali tumori, ma anche calcoli o patologie del pancreas. Molte di queste patologie allo stato iniziale non provocano dolore. Diventa essenziale diagnosticarle in tempo.

Basta un’ecografia?

Direi che un altro esame fondamentale è quello delle urine. Non sempre con l’ecografia riusciamo a scoprire problemi delle vie escretrici, il tubo di scarico del rene. Dall’analisi delle urine si valuta l’eventuale presenza di proteine e sangue, il segno di un possibile problema al rene.

In genere, dopo i 40 anni, molti uomini avvertono una serie di mutamenti come lo stimolo più frequente a urinare...

Sì, sono cambiamenti sintomatologici cui si va incontro durante l’invecchiamento. In tal senso è importante il ruolo della prostata, una ghiandola grande quanto una noce: con il tempo s’ingrossa per gli stimoli ormonali e comprime il lume dell’uretra, cioè di quel canale che permette il passaggio delle urine dalla vescica fino alla punta del pene e che, nella sua prima porzione, attraversa proprio la prostata.

Quindi un uomo che ha questi sintomi non deve preoccuparsi?

Torniamo al problema iniziale: deve sottoporsi a un controllo periodico. Ma la maggior parte non lo fa. Sa quanti uomini hanno una pessima qualità del riposo notturno perché obbligati a interrompere il sonno per andare a urinare? In queste situazioni occorre capire cosa sta dietro al fenomeno.

In questi casi quali esami consiglia?

Una visita urologica completa e una buona raccolta dell’anamnesi. Quindi si possono eseguire un’uroflussometria, né più e né meno che una misura della quantità di urina nell’unità di tempo, e un’ecografia prostatica. A questo punto un medico ha un quadro di insieme.

Il test del Psa, usato per valutare il rischio di tumore alla prostata, da anni viene contestato. Lei lo ritiene utile?

Il test del Psa, che misura la concentrazione nel sangue di un enzima prodotto dalla prostata, ha un’affidabilità del 50 per cento. Sebbene molti uomini con un Psa alto non abbiano un tumore, il test ha rappresentato un’arma potente nel passato. Ora ci sono esami più raffinati, come il Pca3 o come il Phi-2Pro Psa, affidabile all’80 per cento, che possono indicare l’opportunità di una biopsia alla prostrata.

Ma questi test più raffinati sono disponibili solo in alcune città del nord...

Sì, ma a quelli del Psa ci si può sottoporre quasi ovunque. E io consiglio comunque di farlo. In mancanza di altro è un primo passo importante.

I rischi di tumore alla prostata a cosa sono dovuti?

Guardi, esistono in primo luogo dei fattori di rischio non modificabili, come l’età e l’origine etnica. Poi ci sono fattori di rischio modificabili, tra cui una dieta troppo ricca di grassi come latticini, prodotti caseari o la carne. Anche l’obesità e il fumo incidono, ma sembrano avere un maggiore impatto sulla mortalità per tumore alla prostata che non per la loro capacità di aumentare il rischio di cancro. Alcuni dati dimostrerebbero come una carne troppo cotta, o abbrustolita, possa far salire il rischio di tumori alla prostata molto aggressivi.

Quale dieta consiglia?

Per esempio pomodori, pompelmi, meloni.. e poi té verde. Sconsiglio il fumo e la carne troppo cotta al fuoco, soprattutto per i tumori alla vescica o al retto.

Come mai la carne bruciata è cancerogena?

Perché con la digestione si producono le putrescine, sostanze tossiche che si trasformano in ammine aromatiche; quste finiscono nelle urine e sono cancerogene.

I controlli regolari possono prevenire anche l’infertilità?

Sì. Esiste un forte legame tra infertilità e salute complessiva dell’uomo. È importante sottolineare come l’infertilità sia considerata ufficialmente una malattia, come ci insegnano i colleghi americani che si occupano di infertilità di coppia. Anzi, proprio noi abbiamo studiato come i maschi infertili siano complessivamente più malati dei loro coetanei fertili, e non solo per problematiche urologiche. Oggi si sa che i soggetti infertili hanno una maggior frequenza di tumori testicolari, e ancora più recente è la consapevolezza di una correlazione tra infertilità e tumori alla prostata. I pazienti infertili hanno tumori prostatici molto aggressivi, più spesso degli uomini fertili. Per questo io consiglio una visita già a 14-16 anni.

Altri rischi per l’infertilità?

Chi ha rapporti frequenti e non protetti con soggetti a rischio come prostitute. Ci sono alcuni tipi di germi, come i microplasmi, che possono avere conseguenze sulla fertilità. Quindi a seconda delle abitudini di vita bisogna sottoporsi a test per infezioni da questi batteri.

E il papilloma virus?

Certo, on dimentichiamoci del famoso HP, noto perché può promuovere i tumori dei genitali della donna, la formazione di condilomi. Può anche associarsi al tumore del pene, del cavo orale , dell’ano sia in uomini omosessuali che eterosessuali. Da uno studio italiano emerge come l’infertilità maschile sia molto spesso legata alla presenza di HPV a ridosso degli spermatozoi.

Se non ci si sottopone a una visita in giovane età, cos’altro può sfuggire?

Recentemente mi sono meravigliato nello scoprire che un mio paziente sessantenne era andato avanti tutta la vita senza  ricevere una diagnosi di fimosi...

Cioè?

Quando il prepuzio non riesce a scoprire il glande. Può essere congenito o acquisito. In questi casi il paziente deve essere circonciso. Farlo è importantissimo: protegge contro il cancro al pene e inoltre dai rischi di Aids.

Giovedì, 12 Aprile, 2012

in Evidenza

Patrizio Rigatti, 71 anni, tra i più noti urologi a livello internazionale, ha avviato una stretta collaborazione con l'unità operativa di Urologia del San Raffaele Giglio di Cefalù. Arriva dal San Raffaele di Milano, dove è stato dal 1985 primario della [...]
Considerato esperto di grande livello, Patrizio Rigatti, tra i più noti urologi a livello internazionale, ha avviato, da questa settimana, una stretta collaborazione con l’unità operativa di urologia del San Raffaele Giglio di Cefalù. “Ci onora – ha [...]
Patrizio Rigatti, tra i più noti urologi a livello internazionale, ha avviato, da questa settimana, una stretta collaborazione con l'unità operativa di urologia del San Raffaele Giglio di Cefalù. «Ci onora - ha detto il presidente Stefano Cirillo - che [...]